Tag Archives: riflessioni

The best is yet to come.

7 Nov

Barack Obama ha vinto le elezioni presidenziali per il secondo mandato.
Il Maine e il Maryland hanno approvato il matrimonio gay e il Minnesota ha rifiutato una legge che che lo vieta.
Il Wisconsin ha eletto Tammy Baldwin, la prima senatrice dichiaratamente lesbica.

Oggi è stata una giornata importantissima e favolosa per il mondo intero, per i diritti umani di ogni tipo. Anche l’Europa ha contribuito a suo modo a rendere più memorabile questa data.
Io sono semplicemente contentissima, non potrei essere più fiera di così della gente che nel mio cuore sento come miei “compatrioti” nonostante non lo siano effettivamente.
Vorrei – come già detto – poter essere là, per festeggiare e per vedere i visi distesi ed entusiasti della gente intorno.

Poco fa ho letto lo status di una mia amica, che istintivamente ho condiviso e che mi ha però anche fatto riflettere..
Obama ha vinto: il mondo è salvo. ♥
Il mondo è salvo, non perché l’uomo (e nemmeno il politico) Barack abbia acquisito un qualche superpotere universale. Bensì perché la sua vittoria e in generale il risultato di queste elezioni – Referendum annessi e anzi in primis – dimostra che c’è un gran numero di persone che vuole un cambiamento, che lo immagina nella direzione della solidarietà, del comune, dell’uguaglianza, della libertà, delle opportunità, della cooperazione, della rivendicazione, del rispetto. E dimostra anche e soprattutto che la gente, contrariamente a quello che si dice e che tentano di farci pensare, è PRONTA a tutto ciò.
Oggi, messo da parte il mio connaturato pessimismo, mi unisco alle parole di Obama che “ha sempre creduto che la speranza sia quella cosa testarda dentro di noi che insiste, nonostante tutta l’evidenza del contrario, sul fatto che qualcosa di migliore ci attende, fino a che abbiamo il coraggio di continuare a provare, continuare a lavorare, continuare a lottare”. E dico che oggi ho speranza.
Pensare che quattro anni fa, grazie al suo scorso Victory Speech ci ho fatto addirittura la tesina sulla “speranza”.

Four more years.

Credo che il mio intervento si possa esaurire qui – vi lascio direttamente nelle sue mani (e alla sua voce), che sono sicuramente più brave delle mie nel comunicare.

[..] But all of you are family. No matter what you do or where you go from here, you will carry the memory of the history we made together. And you will have the lifelong appreciation of a grateful president. Thank you for believing all the way to every hill, to every valley. That’s why elections matter. It’s not small, it’s big. It’s important. Democracy in a nation of 300 million can be noisy and messy and complicated. We have our own opinions. Each of us has deeply held beliefs. And when we go through tough times, when we make big decisions as a country, it necessarily stirs passions, stirs up controversy. That won’t change after tonight. And it shouldn’t. These arguments we have are a mark of our liberty, and we can never forget that as we speak, people in distant nations are risking their lives right now just for a chance to argue about the issues that matter the chance to cast their ballots like we did today.

But despite all our differences, most of us share certain hopes for America’s future.

We believe in a generous America, in a compassionate America, in a tolerant America open to the dreams of an immigrant’s daughter who studies in our schools and pledges to our flag to the young boy on the south side of Chicago who sees a life beyond the nearest street corner to the furniture worker’s child in North Carolina who wants to become a doctor or a scientist, an engineer or an entrepreneur, a diplomat or even a president.

I believe we can keep the promise of our founding, the idea that if you’re willing to work hard, it doesn’t matter who you are or where you come from or what you look like or where you love (ph). It doesn’t matter whether you’re black or white or Hispanic or Asian or Native American or young or old or rich or poor, abled, disabled, gay or straight. You can make it here in America if you’re willing to try.

And I wouldn’t be the man I am today without the woman who agreed to marry me 20 years ago. Let me say this publicly. Michelle, I have never loved you more. I have never been prouder to watch the rest of America fall in love with you tooas our nation’s first lady.

We got your back, Mr President!

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E può spaventare, lo so.

12 Mar

Non ho molto da offrirti.
Una spolverata di lentiggini.
Due occhi castani, grandi come nocciole, che tentano di comunicare tutto quello che la bocca non riesce.  E le labbra, non si schiudono facilmente per lasciare uscire parole.
Non sono mai stata brava a voce, non ho risposte geniali, non ho frasi ad effetto, non so mai cosa dire quando c’è da consolare e mi imbarazzo se devo parlare di me.
Non ho molto altro, a parte le mani. Sono piccole, scommetto che le potresti tenere nei tuoi pugni. Sono piccolissime, ma sanno accarezzare e stringere, anche tremare.

Rimangono i capelli a cui ho fatto passare ogni titpo di tortura, una per ciascuna di quelle che ha sopportato il mio cuore. Entrambi ora ricadono un po’ stanchi, provati dalle battaglie e dai tentativi di ripresa.
Da offrirti ho solo questo, polmoni anneriti dal catrame, un fegato annegato dai cocktail, gambe sempre sopra a tacchi instabili e cellule assuefatte di droghe il cui unico spacciatore è l’amore.

Non sono particolarmente brillante, anche se tento di essere simpatica, non sono estremamente intelligente, anche se due o tre cose del mondo le capisco, non sono coraggiosa e forse è il mio peggior difetto, ho paura di tutto.. degli insetti, del vuoto, del mare, del fuoco, di camminare da sola, che tu te ne vada.

Ho qualche battuta carina, un paio di argomenti di conversazione, una marea di aspirazioni, ma molta poca fiducia nelle mie capacità di arrivarci.
Non sono spavalda, né petulante, però sono testarda e a volte irruente. Sono gelosa, gelosissima, ma non faccio scenate. Non mi arrabbio quasi mai. Non ho unghie da tirar fuori.
Non ho artigli. Non ho armi.
Non ho difese, se non la fuga. Mi chiudo a riccio, ma ho aculei invisibili o forse immaginari.
Ho bisogno di una mano per poter pattinare. Sono fragile. Sono complicata. Noiosa, no. non credo. Ho tante storie, ho molto passato – seppur breve. Ho diverse cicatrici, ho sorrisi arretrati.

Non è molto da offrire e può spaventare, lo so.

Come so che sarai il prossimo a voltarti e a inforcare di nuovo la strada, in senso inverso.
Sarai l’ennesima lacrima, l’ennesimo abbraccio di freddo, l’ennessimo “Ritenta, sarai più fortunata”.  Ma si sa, i gratta-e-vinci sono solo una fregatura.

Solo una collezione di schiene che si allontanano. ©

 
 

LGBT Challenge part II

15 Dic

Scusate per il ritardo, ma trai festeggiamenti per i 21 anni e quelli per l’influenza arrivata come regalo (!) ho avuto poco tempo.

#6 Hai incontrato problemi riguardanti la religione?

Io non sono una persona religiosa quindi non dovrebbe toccarmi quello che la varie confessioni pensano o predicano sull’omosessualità. Però l’Italia è soggiogata alla Chiesa e di conseguenza non è possibile non esserne toccati. Loro sono liberi di pensarla come vogliono, ma non hanno nessun diritto di influenzare politicamente e culturalmente il nostro paese!

#7 Come l’hanno presa i tuoi o come pensi che la potrebbero prendere

Ho già raccontato della mia zia preferita. E’ stata l’unca parente a saperlo per 4 anni. Un paio di mesi fa l’ho detto all’altra mia zia e a suo marito.. l’hanno presa “bene”. Direi che “tollerano” questa parte di me. Non è la miglior reazione, ma è molto meglio di un sacco di altre. Come tutti preferirei essere amata e completamente accettata, non tollerata. Ma è qualcosa, è un inizio e uno di quelli buoni – penso. Ancora non l’ho detto a mia nonna, con la quale vivo, perché ho molta paura di cosa possa pensare. Diciamo che non è proprio la più grande “gay friendly” che conosco.. e temo che possa non capire e arrabbiarsi. ps. Quanto vorrei che tutti, tutti, fossero come i genitori della foto. Spero che ci si arrivi e spero di vedere quel giorno.

#8 Cosa significa per te il rimanere nascosti?

Se non mi fossi dichiarata a nessuno credo che vorrei uccidermi perché non mi sentirei mai libera e al sicuro. Il Coming Out è qualcosa che devi fare PER te stesso. E’ in regalo, dopo tutto. Io ho bisogno di essere allo scoperto con i miei amici perché penso che se non mi accettano non sono realmente tali e che non meritano di esserlo. Con i parenti è diverso.. è più difficile.. Mi piacerebbe dichiararmi anche con loro, ma non lo vedo come una cosa fondamentale. Ci sono un sacco di altre parti di me che ignorano. Perché questa dovrebbe essere così diversa?

#9 Cosa ne pensi del Pride? E’ di aiuto o è dannoso? Da incoraggiare o non necessario?

Credo che sia grandioso. Davvero. E’ una protesta, è una rivendicazione dei nostri diritti che è qualcosa che abbiamo totalmente il bisogno di fare fino a che avremo esattamente gli stessi diritti degli eterosessuali dappertutto! E in più è fare tutto ciò con gioia e colore e speranza. E’ accogliente.

#10 Cosa significa il matrimonio per te?

TANTO. E’ un impegno con la persona che ami; è desiderare spendere tutta la vita amando, prendendosi cura, dando supporto e rispetto a lei; è esserci nei momenti belli e quelli cattivi per superare i problemi insieme; è la cosa più grande.

Tutti dovrebbero essere liberi di farlo.

Io non vedo l’ora di essere in un impegno del genere con La Persona. Lo sogno da quando era una bambina.

 

#2 Challenge: Your thoughts on death

4 Dic

Your thoughts on death
I tuoi pensieri sulla morte.

Ahi. E’ un argomento spinoso, delicato. Affrontarlo è come camminare su vetri rotti: non è per niente facile, fa male e rischi di fare danni..
Nonostante nella mia vita ci abbia avuto a che fare non poche volte, non so trovare parole corrette per parlarne. Ma sono convinta che non c’entri, che nessuno sappia trattare questo tema in maniera “appropriata” ..forse perché non esiste. E non è una cosa che si impara con l’esperienza, in base al numero di morti con cui si ha avuto a che fare. Non è una cosa che si impara, punto! E anche per la stessa persona, di caso in caso è un processo totalmente differente, non c’è nulla di sicuro o di prestabilito o di prevedibile in questo genere di cose, ognuno – e ogni volta – vive la situazione in maniera diversa, con un dolore diverso.
La morte, la sofferenza di chi amiamo, ci scombussola. Sempre. E ci toglie il fiato tutte le volte. Non c’è niente che possiamo fare, che faccia star meno male, che faccia sentir meglio. Non esiste. Non ci sono protocolli da seguire. Non ci sono parole giuste da dire. Anche perché noi stessi non sapremmo cosa vorremmo sentirci dire. E forse semplicemente è perché non c’è nulla che si debba dire.

life is life, death is death, and no one understands either.

Questa citazione è estramente reale, in una manciata di parole sono riusciti a racchiudere una verità che praticamente nessuno ammette, accetta o comunque dice.
La morte è morte. Fine. Non c’è nulla da capire, non c’è nulla da romanticizzare. E – come ‘insegna’ House – “Si può vivere con dignità. Non puoi morire con essa.”
E a questo proposito penso che ‘l’ultimo saluto’ (Non ho nemmeno potuto dirle addio) sia un miticizzare qualcosa che non esiste, forse serve per canalizzare la propria rabbia e la sofferenza, come momento catartico per la propria ferita.. Ma a conti fatti che differenza potrà mai fare? Cosa cambia se si è riusciti a salutare qualcuno prima che morisse? Non ci mancherà di meno solo perché abbiamo avuto la possibilità di abbracciarlo un’ultima volta. Di abbracci ce ne sono a migliaia in una vita, e ciascuno di essi potrebbe essere l’ultimo. Se anche abbracciassimo per una notte intera una persona, prima che se ne andasse, non cambierebbe il fatto che non potremo farlo mai più dopo. Non cambierebbe il vuoto che quella persona lascierà dentro di noi. Non cambierebbe il dolore.
Non sostituirebbe il suo profumo, il tocco della sua pelle, l’odore. Non farebbe la più piccola concreta differenza. Tanto a distanza di qualche mese, quell’abbraccio non ce lo ricorderemmo comunque e tutto ciò che ci resterebbe, sarebbe sempre la sua assenza.

La morte è ciò che ci toglie qualcuno. Fa male. Sempre. Sia che sia annunciata, sia che sia improvvisa, sia che avvenga in gioventù, che in un’età più ‘consona’. Non ha importanza. Fa male. E basta. L’unica cosa da fare è imparare a convivere con l’assenza e non farlo diventare un pensiero troppo frequente.

LGBT Challenge part I

4 Dic

Innazitutto mi vorrei scusare per la mia latitanza, ma è la mia connessione che gioca a nascondino!
E poi ho pensato di riportarvi in post settimanali, il 25 days LGBT challenge che sto seguendo sulla pagina facebook.

#1 Il tuo orientamento sessuale o identità di genere. Sii creativo nella definzione.

Sono sia etero che lesbica. Dovrei dire bisessuale, lo so, ma non mi piace la parola. E in più non sento che piacciono entrambi i sessi tutto il tempo. non lo so. E’ più come se continuassi a passare da uno all’altro e viceversa, come le stagioni. Forse è il modo tipico per essere bisessuali, non ne ho idea.

#2 C’è stata qualche esperienza da piccol* che avrebbe potuto lasciar presagire la tua sessualità?

Non penso. A dire il vero non ricordo molto della mia infanzia, ma so che giocavo con le Barbie, amavo mettermi i vestiti e adoravo giocare a “mamma-e-figlia”. Avevo solo amiche femmine e mi piaceva un maschio.. c’è qualcosa tra queste che fa presagire?


#3 Quanti anni avevi quando l’hai capito? Come è stato per te?

Ho avuto i primi dubbi attorno ai 13 anni, ma non gli diedi più di tanto peso. Più tardi, quando ne avevo 16 mi sono innamorata di una ragazza e tutto il resto. Non sapevo in realtà cosa avrebbe voluto dire. Sarei stata lesbica? O bisessuale? O era una cosa di una volta e basta? Ok, ad essere sincera sapevo fin dall’inizio che non era una “fase”. Ad ogni modo l’ho gestita molto bene, l’ho detto quasi immediatamente alla mia migliore amica che reagito perfettamente. Ho avuto un po’ di tentennamenti quando sapevo che avrebbe facilmente potuto esserci il bacio.. Avevo paura che non mi piacesse. Ma mi sbagliavo terribilmente. Dopo qualche settimana l’ho detto anche alla mia zia preferita e lei era abbastanza ok con la cosa anche se credeva che fosse solo una fase della mia adolescenza. Ora si è abituata ed è tranquilla.

#4 La prima persona con cui hai fatto coming out e quella storia

L’ho già raccontato. Comunque.. E stato con una delle mie migliori amiche ed è stato piuttosto facile. Lei aveva già qualche presentimento a riguardo. Ed era completamente tranquilla sulla cosa. Proprio come tutti gli altri miei amici. Non gli avrei voluto bene se fossero stati omofobi, ho sempre disprezzato le persone che hanno quel tipo di pensiero. Sempre!

#5 Considerazioni riguardo il tumulto interiore a causa della tua sessualità; ne hai avuto? si è intensificato fino all’autolesionismo o a pensieri suicidi?

Ooh credetemi l’ho vissuto, ma non per il mio orientamento sessuale! Niente affatto. L’ho accettato e mi sono accettata facilmente. La maggior parte della gente ci combatte tristemente, lo so; credo di essere un’eccezione.. ma è così. A dire il vero sono una persona da “tumulto interiore” xD ma questa cosa non mi ha scossa. Come se fossi preparata. Beh, sono sempre stata molto molto gay friendly e “a supporto” così non era un problema per me.

Grazie, Thanksgiving.

25 Nov
photo by aliceponds.viewbook.com - my decorated table.

Ieri sera, come tutti i quarti giovedì di novembre da 4 anni a questa parte, ho celebrato il Thanksgiving.

Ci sono decine di storie, miti e supposizioni sull’origine e sul senso di questa festa; da un lato chi la sacralizza, dall’altro chi la condanna. Secondo me però chiunque si sprechi a ricercare le colpe o i miracoli dei fantomatici padri pellegrini, si perde per strada il vero e profondo spirito di questa festività. E’ la giornata per dire grazie, è il momento per fermarsi nel mezzo delle nostre vite frenetiche, metterle per qualche ora in stand-by e rifugiarsi nel familiare, caloroso, accogliente abbraccio delle persone che amiamo; è l’occasione per staccare il cervello dai suoi trigliardi di impegni quotidiani, spegnere i problemi, i dubbi, le paranoie, i timori, le cattiverie della vita. E rivolgere i propri pensieri, le proprie energie, le proprie attenzioni a tutte quelle cose belle piccole, grandi, nascoste ed evidenti, per cui sentiamo di essere grati. Il Ringraziamento è il giorno per ricordarsi di questo e per ricordarci di dargli il peso che si merita.

Io quest’anno di cose per cui essere grata ne ho un po’, l’estate appena trascorsa mi ha fatto scoprire l’amore per una città, la lotta per una causa, la mia forza di volontà, la passione, il valore del mio impegno, la capacità di mettermi in gioco, sfaccettature che non sapevo di avere o che credevo sepolte, la donna che sto diventando, la maturità che covo e sopra a tutto mi ha fatto conoscere persone nuove, bellissime, valorose, veraci, intense, calorose, intransigenti, creative, allegre. Mi hanno svegliata, cambiata, scaldata e fatta crescere. E qualcuno più di altri si è ritagliato un posto nel mio cuore e nella mia eistenza, diventando in breve tempo parte fondamentale di quel che sono e che voglio essere.

Devo dire grazie a questa esperienza, al ‘caso’ che mi ci ha fatta arrivare, alle persone che l’hanno resa possibile ogni giorno arricchendola e in particolare devo ringraziare quelle persone speciali che hanno trovato la chiave per entrarmi dentro.

Ieri sera, come ormai è mia tradizione, ho festeggiato il Thanksgiving con le mie Amiche – la mia Famiglia – preparando per loro, con tutto l’impegno e il cuore possibili, una cena ‘tipica’ da gustare insieme nella gioia unica che sanno darmi.

Cercando di creare un’atmosfera serena, giocosa, avvolgente, protettiva, felice. Questo è il mio modo per rendergli grazie. Devo ringraziarle per essere arrivate nella mia vita ed esserci volute restare, per aver vissuto con me esperienze dalle più importanti a quelle minuscole, per ricordarsi quello che amo ed amarlo un po’ anche loro di conseguenza, per avermi passato nuove passioni, per conoscermi con tutti gli innumerevoli difetti e volermi bene anche grazie a essi (e non nonostante). Devo ringraziarle per capire le mie follie e assecondarle, per ascoltarmi senza fatica, per sorreggermi e per affidarsi a me quando hanno bisogno di essere sorrette. Devo ringraziarle per essere venute a festeggiare insieme e averlo fatto con entusiasmo e anche quelle che avrebbero davvero voluto ma non non potevano esserci.
Grazie. Siete il mio Oz, siete il meglio.
Vi voglio bene.

   

Perché tanti affannosi sforzi per soffocare i nostri più elementari istinti naturali?

11 Nov

Di ritorno dal cinema, ho ancora le atmosfere, le parole e i colori di A Dangerous Method vorticanti nella mia mente, vividi e freschi come tinta appena passata, allo stesso modo sono inafferrabili senza creare un po’ di confusione.. ma voglio provare comunque a dire qualcosa. Chiedo venia da ora.

*Attenzione Spoiler Continua a leggere

Be brave.

9 Nov

E’ un pensiero che ritorna spesso nella mia testa.
Sii coraggiosa. Esponiti. Buttati. Non lasciare che la paura ti blocchi. Non lasciare che alcunché ti blocchi. Sii te stessa.
Sono lezioni importanti. Regole che cerco di impormi. Ma sono debole.
Il coraggio non è mai stato una mia caratteristica. Mentre invece la paura è una mia grande compagna di giochi. Mi tiene testa continuamente, inficia ogni mio pensiero, ogni mio passo, ogni mia decisione.

Voglio dannatamente imparare a zittirla. Perché avere coraggio non vuol dire non essere spaventati, anzi al contrario significa andare oltre il proprio timore, non lasciarlo vincere e magari – se si è molto bravi – trasformarlo in forza.
Io però ho grossi problemi anche solo a muovermi quando la paura mi attanaglia. Non so reagire. Soccombo.

Alla mia più grande fobia. L’abbandono. Il dolore.
Sono terrorizzata dall’idea di soffrire, ancora. Sono terrorizzata all’idea di andare a pezzi, di nuovo. Sono terrorizzata al pensiero che per l’ennesima volta il mio cuore possa venire calpestato e portato via come souvenir, per poi essere dimenticato in un cassetto a prendere polvere. Il fatto è che è troppo tempo che succede. E quante lacrime abbiamo da versare, prima che esauriscano? Quanti cuori da perdere?

 

Il problema è che non ho mai provato alternative, non ho mai abitato in un mulino bianco e non ho mai visto un principe azzurro dal vivo, o un Jack Dawson – se è per questo. Non riesco a vivere senza il dolore, senza l’amore. Senza elargire tutta me stessa irrefrenabilmente in pasto a degli occhi di miele.
Sono come burro in mani calde.
Ma senza la forza di aprire la bocca e dir nulla a quelle mani e a quegli occhi. Senza il coraggio di farglielo notare, che mi sto diluendo in loro.
E così perdo me stessa, un po’ alla volta. Senza far rumore.

Vorrei davvero imparare a tirar fuori la voce. Senza temere le risposte, le conseguenze, senza aver paura di finire nel vuoto. Voglio avere coraggio. Voglio espormi, rendermi vulnerabile. Voglio dire “ti amo” anche se lo dovessi dire a Chuck Bass nel momento più buio. Perché sarebbe vero. Perché sarebbe giusto. Sarebbe grandioso. Liberatorio. Sarebbe tutto.

ps. “I was born to be brave.”

Hannah Witton

20-something, history graduate, YouTuber, sex positive, Hufflepuff.

Epentesi

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Mi faccio un cocktail al giorno

Forse quella storia sull'essere più positivi l'ho presa un po' troppo alla lettera

Sexitudini

Il blog delle beatitudini

Sopravvivere non mi basta

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#Centonovantaquattro

Basta un poco di zucchero e la pillola va giù

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Unisciduemondi

Nahyeli Malingamba

il ricciocorno schiattoso

ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

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