Tag Archives: femminismo

Gli shorts non stuprano. Gli stupratori stuprano.

4 Lug

Se ne sta facendo un gran parlare.
Questo signor Cubeddu, giovane wannabe-Nabokov, con i suoi due articoli sul Secolo XIX ha scatenato un certo putiferio.

Sinceramente un po’ mi dispiace alimentare la sua fama (perché che se ne parli bene o che se ne parli male, l’importante è che se ne parli. no?) soprattutto perché ritengo che le cose che ha scritto siano un ricettacolo zeppo di luoghi comuni, di moralismo benpensante e di maschilismo estremamente malcelato. Per questi motivi non si meriterebbero così tante parole sprecate su di lui.

Ma il punto è che ahimé rappresenta un modo di pensare e di vedere le cose ancora tanto, troppo diffuso nella nostra società (italiana e occidentale più in genere).

Ed è arrivato il momento di smettere di tacere, di dire basta ai soprusi, di fermare la colpevolizzazione delle vittime e di rispondere agli insulti, alle accuse, alle insinuazioni, così come ai fischi e agli apprezzamenti volgari e non richiesti per le strade.
E’ ora di far capire a questa società che siamo stanch* perché rimanere in silenzio e continuare a camminare, significa che andranno avanti così, sentendosi in qualche modo innocenti e non dalla parte del torto, se non addirittura autorizzati.

E’ giusto far sentire le nostre voci ed è giusto farlo anche così, anche mostrandogli porzioni di pelle lasciate scoperte dagli shorts. Perché non sono certo gli shorts, né i minishorts, né le minigonne, né tantomeno la quantità di centimetri di gluteo che si intravede, o l’ombelico scoperto, o la scollatura. Non sono i tacchi, non è il rossetto, non è il modo di ancheggiare. E nemmeno – pensa un po’ – su quali strade andiamo ad ancheggiare.
Nulla di tutto ciò, niente di quello che noi indossiamo o facciamo è la causa e neanche l’attenuante per uno stupro.
Uno stupro è una violenza. Punto.
E non c’entra niente col desiderio sessuale. E’ una violenza.
Come il femminicidio.
Ed è un fenomeno trasversale.. che tocca tutti gli strati sociali, tutte le età e tutti i sessi, i generi e gli orientamenti sessuali.

Vengono violentati ragazzini in tuta, uomini in giacca, donne anziane col carrello della spesa, quartine quattordicenni con gli shorts, donne in carriera vestite in maniera “decorosa”. Non importa.

Non è la vittima che provoca.. è lo stupratore che stupra.
E finché questo concetto non sarà diventato così chiaro e ovvio agli occhi di tutti, noi dovremo continuare a far valere le nostre voci. A farle sentire da più persone possibile.

Così ecco qua la mia foto per la campagna lanciata da Un altro genere di comunicazione!
#GliShortsNonStuprano

Che provvederò subito a far recapitare anche a tortarolo@ilsecoloxix.it e redazione@ilsecoloxix.it .

#glishortsnonstuprano

Per quanto riguarda lo specifico di ciò che il succitato “giornalista” ha scritto, ho già sfogato il mio astio in altri lidi con commenti mordaci e – soprattutto – già altr* blogger gli hanno risposto per le rime. In tantissimi, basta cercare.. Anche sul fattoquotidiano!

Quindi non credo sia necessario io butti via ulteriore tempo a ripetere i motivi per cui le cose che ha scritto sono misogine, pregiudizievoli, sessuofobe, allarmanti, retrograde, contraddittorie, retoriche e aggressive.

GendErotica – Contaminazioni di Arte Queer

18 Giu

| 31maggio>2giugno2013 | EyesWildDrag ft. NuovoCinemaPalazzo ft. TeatroValleOccupato

Proviamo a ricostruire questo festival.

riscop

Ci sto mettendo un sacco di tempo, forse perché ne sono stata coinvolta in primissima persona e quindi è difficile riuscire a discernere tra ciò che è soggettivo e strettamente legato alla mia intima sensibilità, e tra ciò che è, non dico oggettivo, ma condiviso.

Per me quello che posso dire, più nitidamente e senza dubbi, è che non mi sentivo così viva come mi sono sentita durante Genderotica, da svariati mesi.

Da cosa è dipeso?
Certamente ha inciso molto il processo che ha portato a quei giorni, l’aver avuto una parte attiva e cruciale per certi versi in tutto il periodo di organizzazione e messa a punto delle questioni logistiche, delle riunioni tecniche, delle decisioni, delle politiche. Aver seguito questo percorso dalla proposta fino alla realizzazione, in prima linea, ha fatto sì che quei tre giorni fossero almeno in piccola parte un’equivalente del guardare i primi passi di un figlio, o quello stesso figlio che parte per il college.
Okay, forse la sto un po’ gonfiando. Ma cercate di carpire tra le metafore.

Dunque, un po’ per dovere e molto per interesse, ho seguito tutti i momenti del festival e ne ho gustato tutti i vari eventi e le differenti forme in cui l’arte e l’informazione si sono date.
Sì perché tra gli ingredienti che hanno reso questa tregiorni un’esperienza rivitalizzante, c’è senza ombra di dubbio la grande e molteplice offerta di diversi tipi di comunicazione e di intrattenimento: le performance, le mostre, le installazioni, i documentari, gli spettacoli e gli show – che andavano dal drag al burlesque passando per il BDSM e il cabaret -, i racconti, i cortometraggi, il respiro internazionale, gli aperitivi, i djset, la conference, i workshop.. La lista potrebbe proseguire ancora molto, ma definizioni e categorie, snocciolate in questo modo danno solo relativamente l’idea di quello che era davvero.

GendErotica ha messo insieme tutti questi stili, diverse lingue e diversi linguaggi, persone da ogni parte d’Europa e alcune perfino da più lontano, e ha riunito tutte queste realtà attorno a un tema che sta a cuore a tante persone e che deve arrivare a tutte le altre: il FEM. E lo ha fatto convogliandole in due spazi.. occupati, liberati, restituiti, militanti, aperti, propositivi. Il Nuovo Cinema Palazzo e Il Teatro Valle Occupato. Gli spazi del contagio, i luoghi fisici, culturali, politici e sociali, da cui si è diramata negli ultimi due anni la rete di teatri, cinema, spazi e territori in lotta per i beni comuni.
Luoghi che contagiano con i corpi. Corpi che racchiudono, creano e sprigionano la loro energia, la loro imprudenza, la loro corsa, i loro principi, le loro pratiche e i loro desideri.
Ma anche luoghi che si sanno lasciar contagiare, che come spugne riescono ad accogliere, masticare, proteggere, vivere le esperienze con le quali vengono a contatto e a cui danno asilo.

E (anche) in questo caso, lo scambio è stato profondamente e intimamente fruttuoso. A livello di atmosfera, di respiro comune, di intrecci, di contaminazione.

Nonostante la grande vicinanza e la profonda complicità tra Nuovo Cinema Palazzo e Teatro Valle Occupato, si tratta pur sempre di due luoghi strutturalmente molto differenti e che per questo hanno potuto incastrarsi con il festival e portargli contributi diversi.

Per esempio, il carattere “rionale” che ha il Palazzo, con la grande partecipazione, il sostegno e la presenza di chi abita quel quartiere, ha regalato uno degli aspetti più interessanti e anche tra i più utili di quella tregiorni: il coinvolgimento di persone anziane e di provincia. Persone che usualmente non si vedono a festival queer, a proiezioni di nicchia, a manifestazioni politiche, a rivendicazioni femministe, a feste in discoteca, etc.
Che sono proprio le persone a cui invece questo genere di iniziative dovrebbe avere l’anelito di comunicare. E’ proprio a questi esseri umani che dovremmo rivolgerci, per allargare la discussione, per raggiungere il dialogo, per sfumare gli sterotipi, per chiarire le idee, per farsi conoscere e venire accettati. Per scalfire la cultura machista e sessista.

E quelle signore che il primo giorno si sono ritrovate, molto probabilmente per caso o per abitudine, a vedere i documentari sulle Faux Queen e sulle Fat Fem… il giorno dopo sono tornate, quelle stesse donne – più consapevoli – e hanno assistito ai corti di Emilie Jouvet e poi anche al GREAT FEM SHOW con Louise De Ville, Wendy Delorme, Rosie Lugosi, Fauxnique e le Eyes Wild Drag.

fooderotic

Ora che le ho nominate, non posso certo esimermi dal dire che l’ingrediente segreto, la ciliegina sulla torta, il tocco di classe di questa ricetta è stato sicuramente lo show centrale, appunto il Great Fem Show. Uno spettacolo un po’ in stile Rivista, con un susseguirsi perfettamente amalgamato di pezzi, esibizioni, performance e letture, il cui livello artistico era talmente elevato che è difficile da commentare.

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